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Usiamo un sacco di parole e frasi alle quali non diamo peso.  Una di queste è “tutto bene”. Se sei nato in Occidente, poi, il significato che gli attribuisci non è lo stesso di quello che percepisce un abitante del Sud del mondo. Come questi bambini, coi loro sorrisi fermati dall’obiettivo di Giordano Rispo, che ci rimandano quella felicità inconsapevole e pura così stridente con il contesto povero nel quale si muovono. Tutto bene dalle nostre parti è una sorta di risposta automatica, un intercalare che sa di cortese accoglienza e risponde a una precisa regola sociale non scritta che consente di restare in superficie, di non approfondire davvero i nostri stati d’animo tendenti allo scoramento. Questa stessa locuzione, nel dialetto di Napoli, città dalla quale viene l’autore, equivale a “Nun ce penza”, incitamento all’ottimismo e potente difesa emotiva per andare oltre le cose che ci affliggono. 

In lingua swahili si dice “nzuri sana”, e partire per visitare un pezzo di Africa, può contribuire a far riflettere su una sostanziale differenza tra noi e loro. Questi giovani volti sorridono dignitosi, e lo fanno davvero, con una leggerezza rara, aprendosi all’obiettivo di un giovane fotografo straniero senza frapporre filtri tra loro. Sono contenti con poco, giocano con niente e ci insegnano che quel che hanno è comunque sufficiente, senza afflizioni. Ci educano ad avere gratitudine. Rispo ha incontrato ciascuno di loro instaurandoci connessioni empatiche, soffermandosi sulle espressioni che gli venivano incontro e cercando l’essenza di ogni soggetto con un approccio istantaneo eppure profondo. Il risultato è un corpus ampio di scatti, dai quali abbiamo estratto il nucleo che è esposto in questa mostra, tutti caratterizzati da inquadrature in primo piano e scene di strada lette in bianchi e neri ben composti che evidenziano luce e ombra, offrendo una rappresentazione potente e intima dell’infanzia di quella parte di mondo. 

Barbara Silbe

Giordano Rispo (Napoli, 2001) è fotografo e regista. Dopo gli studi classici intraprende un percorso universitario in Scienze della Comunicazione con indirizzo Cinema all’Università di Napoli, sviluppando parallelamente esperienze come assistente alla regia e autore indipendente di cortometraggi e documentari.

La sua ricerca visiva nasce da un forte interesse per il rapporto tra immagine, luce e narrazione, influenzato tanto dal cinema quanto dalla fotografia documentaria e sociale. Tra gli autori che hanno contribuito a formare il suo sguardo figurano Sebastião Salgado, Mimmo Jodice, Alan Schaller e David LaChapelle.

Nel suo lavoro fotografia e regia dialogano costantemente: immagini costruite attraverso attenzione ai dettagli, ricerca emotiva e valorizzazione dei contrasti tra ombra e luce. Perché evidentemente una sola disciplina artistica non era abbastanza complicata da affrontare.

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